“Lavoro e Conversione Ecologica”

E’ evidente a tutti, anche se quasi nessuno si comporta di conseguenza, che il problema al centro di questo secolo e dell’inizio del prossimo è proprio l’ecologia. Il che non significa che è l’unico problema, o che è quello a partire dal quale si possono affrontare e risolvere tutti gli altri. Vuol dire invece che è un problema dal quale non si può prescindere perché oggi condiziona – più che in ogni altro momento della storia dell’umanità – la possibilità di affrontare e risolvere i problemi delle società e del mondo in cui viviamo.

Il futuro del lavoro, il futuro dell’ambiente

Lavoro! Tanti l’odiano, lo evitano, ne scappano via. Il lavoro pesa troppo e ci mangia il tempo della vita. Tuttavia, tanti lo desiderano, lo cercano e non lo vogliono più lasciare. Il lavoro ci sostiene e ci fa partecipare alla vita della società. Che amore-odio per il lavoro! Ma perché ci sono tanti che soffrono di troppo lavoro, mentre altri sono affamati di lavoro? Che ingiustizia! E perché tanti restano senza posto di lavoro, nonostante ci siano migliaia di cose utili da fare nella società ? Che irrazionalità !

Spicca un fatto: in Europa c’è più gente che offerta di lavoro ed è ormai un luogo comune affermare che la disoccupazione è diventata cronica. Continua però ad essere vero che se la produzione cala, cala anche l’occupazione; ma non è più vero che se la produzione riprende, riprende anche l’occupazione. Da un rilancio dell’economia non ci si può attendere un rilancio dell’occupazione; la crescita produce merci ma troppo pochi posti di lavoro. Si prefigura così una divisione profonda della società fra coloro che sono utili e coloro che sono superflui per l’andamento dell’economia. Dietro le cifre della disoccupazione si svolge la battaglia su chi viene incluso e chi viene escluso dalla società . Ma che razza di stato è quello che garantisce solo una cittadinanza dimezzata?

E spicca un altro fatto: il lavoro nel complesso distrugge la natura. Attraverso il lavoro di massa siamo riusciti a portare la terra sull’orlo dell’inabitabilità . Basta guardare l’industria automobilistica, l’agricoltura chimica, le acciaierie, il fervore di costruzione. E forse non è esagerato dire che negli ultimi decenni il lavoro retribuito ha cessato di produrre un aumento del benessere. Da questo punto di vista, una espansione dell’occupazione appare come una minaccia; è difficile immaginarsi che una ripresa dell’occupazione non ci porti più automobili, più chimica, più costruzioni. Per di più oggi non lavoriamo più per produrre, ma produciamo per lavorare. Insomma, il desiderio di una società sostenibile sembra scontrarsi con il desiderio per una società con piena occupazione. C’è una via d’uscita da questo impasse?

tratto da www.utopieconcrete.it

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