Gravi rischi per la salute e la sicurezza umana con il cambiamento climatico

Wwf: i cambiamenti climatici possono aumentare la nostra probabilità di esposizione a nuovi patogeni

[2 Dicembre 2020]

Come avevano già evidenziato il recente rapporto dell’Intergovernmental science-policy platform on biodiversity and ecosystem services (Ipbes)  e il rapporto del Wwf “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, mentre il mondo affronta la seconda ondata di Covid-19, che ha le sue radici profonde nei nostri impatti sulla natura, è sempre più chiaro come un’altra delle emergenze globali stia mettendo sempre più a rischio la nostra salute e la nostra stessa sicurezza: il cambiamento climatico.

Proprio in questi giorni Scientific American ha lanciato l’appello “We Need a National Institute of Climate Change and Health” American per l’istituzione di un Istituto Nazionale su Clima e Salute negli USA e il Wwf dice chew «Anche l’Europa e l’Italia devono prepararsi a impatti che non potremo più evitare, oltre che fare di tutto per evitare gli impatti peggiori. Oggi come non mai siamo in grado di valutare quanto sia importante essere pronti ad affrontare le emergenze sanitarie globali. Proprio per questa ragione è necessario  prevedere i rischi legati al cambiamento climatico in atto anche nelle politiche sanitarie nazionali».

Il Panda ricorda che il cambiamento climatico danneggia la salute umana in diversi modi: «I danni diretti alla salute sono il risultato di condizioni meteorologiche sempre più estreme, tra cui ondate di calore e tempeste sempre più frequenti e gravi, inondazioni e siccità. I danni indiretti alla salute derivano dal peggioramento dell’inquinamento atmosferico, dall’aumento delle malattie trasmesse da vettori, dall’acqua e dal cibo sempre più contaminati, dalla riduzione della produzione alimentare e da cibi meno nutrienti, dall’impatto sulla salute mentale, dall’aumento dei conflitti, dal danneggiamento e dalla distruzione di abitazioni e terreni agricoli e dalle migrazioni forzate. Tutti questi impatti dannosi interagiscono con fattori socioeconomici e biologici – tra cui l’età, il sesso, il reddito, lo stato di salute, il razzismo e la discriminazione – per cui la salute delle persone più vulnerabili, emarginate e svantaggiate tende ad essere danneggiata per prima e peggio».

E gli ambientalisti fanno notare che, anche se nella pandemia di Covid-19 il clima non ha avuto un ruolo significativo, «Però, è ben noto come i cambiamenti climatici possono aumentare la nostra probabilità di esposizione a nuovi patogeni».

I meccanismi principali, sintetizzati nel report Wwf  “Malattie trasmissibili e cambiamento climatico” sono principalmente due. »In primo luogo – sottolinea il Wwf – il cambiamento climatico può espandere l’areale geografico di specie che fungono da serbatoio o da vettori di una vasta gamma di patogeni, così aumentando la probabilità di diffusione di zoonosi (malattie trasmissibili da animali all’uomo): è il caso, ad esempio, di Morbo di Lyme, Babesiosi, sindrome polmonare da hantavirus, filariosi e West Nile virus, ma anche di peste bubbonica e tularemia. Il secondo meccanismo è invece legato alla modifica dei regimi delle precipitazioni e delle temperature causato dal cambiamento climatico: in particolare, precipitazioni eccezionalmente intense accompagnate da temperature elevate possono favorire l’aumento di specie come le zanzare, vettori di patologie quali malaria, febbre della Rift Valley, Chikungunya, Dengue e Zika, mentre altre specie favorite dai cambiamenti climatici possono prosperare causando blastomicosi, echinococcosi, toxoplasmosi, tripanosomiasi e colera».
Ma l’associazione ambientalista ricorda anche che «il clima impazzito può danneggiare gravemente la nostra salute e minacciare le nostre vite anche in maniera più diretta». Il recente rapporto congiunto “Human Cost of disasters” dell’United Nations office for disaster risk reduction (Unddr) e del Centre for research on the epidemiology of disasters (Cred), ha analizzato il numero di eventi catastrofici avvenuti negli ultimi 20 anni, stimandone i costi in termini di vite umane e danni economici, rispetto a quanto accaduto nel ventennio precedente, e il Wwf dice che «I risultati sono tremendamente chiari: dei 7.348 disastri riportati, ben 6.681 (91%) erano direttamente o indirettamente legati al clima, con un impatto su 3.9 miliardi di persone ed oltre 500.000 vittime, fortunatamente in calo rispetto al ventennio precedente grazie a migliori possibilità di intervento garantite dalle nuove tecnologie di informazione. A causarle, al primo posto troviamo le inondazioni (3.254, più che raddoppiate), e le tempeste (2043 eventi), ma anche ondate di calore (432), siccità (338) e incendi (238), tutti in aumento rispetto al periodo precedente, “prova che in un pianeta in cui le temperature medie globali nel 2019 sono state di 1.1°C oltre il periodo pre-industriale”, gli impatti sono già percepibili dalla maggiore frequenza di eventi metereologici estremi, quali ondate di calore, siccità, inondazioni, tempeste uragani e incendi”». In aggiunta, il rapporto Unddr/Cred stima che «La modifica nel regime delle precipitazioni mette a rischio il 70% dell’agricoltura mondiale la cui irrigazione è garantita solo dalle piogge, e con essa 1.3 miliardi di persone che da essa dipendono. E un incremento delle temperature medie globali di 3°C non farebbe che esacerbare queste situazioni, rendendo inefficaci anche le migliori strategie di adattamento in molti paesi».

E il Wwf ci rammenta quanto la minaccia sia già contemporanea: «Gli eventi di caldo estremo hanno a lungo minacciato la salute pubblica in tutto il mondo, con episodi particolarmente gravi in Europa, in Giappone, e in Australia, solo per fare qualche esempio, provocando anche un drammatico aumento del tasso di mortalità durante le ondate di calore. I decessi sono il risultato di colpi di calore e delle condizioni correlate, ma anche a malattie cardiovascolari, respiratorie e cerebrovascolari. Le ondate di calore sono anche associate a un aumento dei ricoveri ospedalieri per disturbi cardiovascolari, renali e respiratori. Le ondate di calore stanno aumentando in tutto il mondo e le proiezioni climatiche indicano che gli eventi di calore estremo saranno più frequenti e intensi nei prossimi decenni. Il Mediterraneo è una regione particolarmente vulnerabile alle ondate di calore, con temperature anche estreme, e alla siccità».

Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto “Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia”  pubblicato a settembre da Fondazione CMCC, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che sintetizza le ultime conoscenze scientifiche disponibili, è altrettanto chiaro nell’evidenziare che «Fattori di rischio quali incendi, riduzione delle risorse idriche, desertificazione e perdita di produttività delle colture saranno amplificate dai cambiamenti climatici in atto. I loro effetti sulla salute umana, anche secondo gli scenari meno pessimistici, saranno particolarmente marcati nelle aree urbane e sulle fasce più deboli della popolazione, come bambini, anziani e disabili, a causa dell’aumento tanto delle ondate di calore quanto da esondazioni e inondazioni causati da precipitazioni particolarmente concentrate ed intense: già attualmente ben il 91% dei comuni italiani risulta a rischio per frane e alluvioni, mentre sono oltre 7 milioni le persone che vivono o lavorano in aree definite ad “alta pericolosità”».
Nel 2018, il Global climate an health forum e decine di altre organizzazioni sanitarie hannolanciato una “Call to Action on Climate and Health” in risposta all’emergenza sanitaria globale creata dal cambiamento climatico.  L’appello raccomanda politiche che promuovano 10 obiettivi: 1) Rispettare e rafforzare gli impegni previsti dall’accordo di Parigi; 2) La transizione dall’uso di carbone, petrolio e gas naturale all’energia pulita, sicura e rinnovabile. 3) Passaggio a sistemi di trasporto a zero emissioni di carbonio con particolare attenzione al trasporto attivo. 4) Costruire sistemi alimentari e agricoli locali, sani e sostenibili. 5) Investire in politiche che sostengano una transizione giusta per i lavoratori e le comunità che risentono negativamente del passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio. 6) Garantire che l’uguaglianza di genere sia al centro dell’azione per il clima. 7) Alzare la voce del settore sanitario nell’appello all’azione per il clima. 8) Incorporare le soluzioni climatiche in tutti i sistemi sanitari e di sanità pubblica. 9) Costruire comunità resistenti di fronte al cambiamento climatico. 10) Investire nel clima e nella salute.
The Lancet, la più importante rivista medica internazionale, è stata tra i primi a sottolineare il nesso tra salute e clima e domani  presenterà il  “2020 Report of the Lancet Countdown on Health and Climate Change“.  Un nuovo approfondimento su questi temi realizzato insieme ad alcuni dei maggiori esperti mondiali.

Il Wwf conclude: «Un clima stabile è un fattore determinante per la salute umana. Pertanto, il raggiungimento dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi costituisce anche un importante obiettivo di salute pubblica globale. Guardare oggi all’innalzamento dell’obiettivo europeo di taglio delle emissioni al 2030, nel quadro di un vero allineamento degli impegni di tutti i Paesi per riuscire a limitare il riscaldamento globale a +1,5°C, guardare a un anno che rappresenti una vera corsa per l’azione climatica, significa anche occuparsi di salute. Come si vede, c’è un’agenda globale che intreccia fortemente le azioni sul clima a quelle per la salute e la protezione sociale, a dimostrazione che oggi occorre un’azione sinergica per perseguire obiettivi ambientali e sociali insieme. Un’agenda più che mai valida oggi, in tempi di “Piani di Recovery”, cioè di recupero, per non ammalarsi ancora e salvaguardare prosperità e salute anche nel nome della generazione futura (Next Generation EU è il nome dello strumento finanziario europeo per uscire dalla crisi Covid)».

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